Ricordo di un volo di Balbo

Su una ringhiera orlata di ruggine e fregiata d’ali, un cartello senza pretese avverte che si sta per entrare nel Parco delle Crociere. L’asfalto è contorto è squassato da enormi radici di pino che insieme alle buche da percorrere a zig-zag, regalano ai bambini enormi pigne dalle quali estrarre pinoli. Nonne vigili e accaldate in vecchi vestiti dalle fantasia a fiori osservano e si compiacciono. Alcune signore, ancora più vecchie, siedono all’ombra su rozze sedie plasticose e spaiate. Una sedia a rotelle, messa da parte per il prossimo viaggio, spicca sotto l’effige di bronzo che ritrae una formazione di idrovolanti: Savoia Marchetti S.55 che sorvolano l’Oceano Atlantico. Per terra negli angoli, piatti di carta con quella che loro – come mia nonna – chiamano ancora ‘pastasciutta’, attendono da giorni l’attenzione di un gatto randagio e spensierato che si crogiola al sole.. proprio là, sotto la tomba di Italo Balbo. Il silenzio è rarefatto ma intenso. Mentre osservo le gesta incise sul marmo di trasvolate oceaniche volte al nuovo mondo e di pionieristiche azioni tra le nuvole, un bambino rompe ed esulta – ‘Guarda come vado in alto con l’altalena nonna!’ – Prova a volare come tutti a suo tempo, e il pensiero accarezza e riscopre il ricordo. Il gatto rotola al sole, l’immondizia è immobile e sparsa. Nessuno è interessato alla mia visita, unica e devota. Sono deluso della mia solitudine. Mi rendo conto che non c’è spazio per nostalgici saluti romani, e nemmeno per accennare inchini a quel vuoto e malmesso mausoleo, che solo il cielo sorveglia immobile da parecchio tempo. Dove sono finiti gli uomini ? Dov’è finito l’amor di patria e dove sono le fanfare coperte dagli applausi? Non odo nulla. Solo silenzio. Forse un lontano ciarlare di noia, e di nuovo quel bambino, quello che teme di spiccare il volo. Vorrei essere disgustato e triste per questa mancanza.. Ma profondi brividi mi pervadono mentre taglio il Parco delle Crociere e rammento chi sono, chi siamo: italiani, popolo di poeti, di eroi, e in questo caso, di trasvolatori.

Dalle acque di questa laguna, il Maresciallo Balbo spiccó il volo alla volta di Chicago. Seduto al comando del suo S.M 55, nell’estate del 1933, da contatto, solca le onde tenui e sale in aria.. Mancano 19.000 chilometri all’America.

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Scrivere è..

Leggere qualcosa di bello fa venire i brividi, scrivere qualcosa di bello è cercare quei brividi negli altri.. è tutta qua, la faccenda dello scrivere: una passione abbastanza generosa.

Questo almeno secondo me.

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Roal Dahl nella sua postazione di scrittura

Fai conto domani, un Golpe, a Roma

Fate conto sia appena scoccata la mezzanotte sugli orologi sincronizzati di un commando che in abiti borghesi copre a lunghi passi svelti la distanza tra via Rasella e quel lungo rettilineo che si divide in via del Quirinale e via XX settembre, nel pieno centro di Roma. Il commando si divide in due parti all’incrocio. A 50 mentri dai loro obiettivi, all’0mbra delle loro giacche da sera pistole d’ordinanza Beretta calibro 9 Parabellum, quello che per legge, in Italia, solo i militari possono possedere, vengono armate facendo scorrere indietro l’otturatore. Alcuni hanno pistole mitragliatrici MP12. Le telecamere a 360° che riprendono ogni movimento vengono disabilitate. Un passo in più, un guizzo di coraggio per puntare alla testa di un commilitone di vent’anni una pistola senza sicura in tempo di pace. Un sussulto del piantone che sorveglia la porta per l’accesso ai giardini del Palazzo del Quirinale: “Shh.. silenzio“. Lo sguardo interdetto di due avieri che sono costretti a deporre a terra i fucili mitragliatori che difendono l’entrata del Ministero della Difesa è incredulo e rassegnato. Svelti su per i corridoi, per le scale di servizio, porte che si spalancano, armi che scivolano per terra in segno di resa, braccia alzate e sulla testa: il presidente della Repubblica S.M. adesso siede sul bordo di una sontuosa scrivania con una pistola poggiata sopra. La canna è rivolta verso di lui.

A nord e sud di Roma, le strade principali sono tagliate da blindati Centauro e Lince liberati dalle riserve. Il Viminale, dove risiede il Ministero degli Interni è occupato da un commando che agisce direttamente dall’interno. La Farnesina, accerchiata da militari in mimetica che saltano giù da jeep e blindati, cade immediatamente nelle mani dei vertici preposti. Gli studi RAI di via Teulada e Saxa Rubra sono stati occupati da uomini in uniforme scura, Carabinieri di grado intermedio usciti a sirene spiegate dalla Caserma Salvo d’Acquisto. Hanno simulato una retata nel Centro Radiotelevisivo Biagio Agnes, blindato; la sorveglianza ha tentennato, è stato esploso qualche colpo d’arma da fuoco. I canali vengono oscurati. Simultaneamente anche la sede delle reti private Mediaset di Cologno Monzese viene occupata e oscurata. A casa, gli spettatori insonni, cambiano e ricambiano canale, orientano il digitale terrestre, non c’è verso di tornare a vedere Vespa a Porta a Porta, cosa succede? Impugnano i telefoni cellulari, provano ad accedere a Facebook e Twitter per sparare una freddura, ma è impossibile; è come se qualcuno avesse crashato la rete. È come se fosse la notte di capodanno: i messaggi che si tenta di inviare ad amici e parenti danno errore. Sta succedendo qualcosa. In tanti cassetti lasciati socchiusi in stanze di caserme silenziose, lo stesso libro attende una risposta sotto una lettera di testamento dall’inchiostro ancora fresco: è il primo grande successo di Curzio Malaparte ‘Tecnica del Colpo di Stato’. Nel cielo le pale degli elicotteri roboano come se ci fosse il derby, ma è notte, e allo Stadio Olimpico non c’erano partite questa sera. Ovunque lampi blu di sirene senza rumore tagliano veloci la strada. Nelle piazze delle principali città: Bologna, Firenze, Torino, Parma, Napoli si stabiliscono posti di blocco in seguito ad ordini precisi che vengono impartiti dai vertici delle forze dell’ordine. Ai cittadini incuriositi dagli schieramenti di uomini armati nei centri nevralgici per il controllo e la diffusione di informazioni nelle città la risposta è chiara e sbrigativa: ‘È in corso un attentato di matrice islamista, per la vostra sicurezza vi consigliamo di rientrare al più presto nelle vostre abitazioni’, questa è la giustificazione e l’ordine che è stato diramato. E ovunque, ringraziando, tutti si catapultano a casa. Ma è una bugia; in Italia è in corso un golpe militare.

Il Presidente del Consiglio M.R. è in compagnia dei suoi ministri più fidati, impegnato a bere amari tra risate e vigorose strette di mano al termine di una cena riservatissima con vertici dell’economia nazionale. Un piccolo commando in mimetica fa irruzione nel ristorante; una guardia del corpo cerca di estrarre un pistola dalla fondina sotto la giacca, viene freddata dal fuoco di armi automatiche. Il corpo senza vita si accascia su di un tavolo appena apparecchiato, defilato, nel lussuoso ristorante che per l’occasione è stato interamente prenotato. Tutti vengono tradotti in un appartamento nel palazzo adiacente; era stato precedentemente selezionato dall’AISI, l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna, come ‘prigione’ temporanea perché di sua proprietà. Anche i servizi segreti hanno preso parte al golpe e lo appoggiano: un loro funzionario aveva segnalato il ristorante.

A via Solferino a Milano, nella sede del Corriere della Sera, a via del Tritone a Roma, nella sede del Messaggero, e a via Lugaro a Torino, dove La Stampa era già stata avvertita di strani movimenti nella capitale, squadre di soldati fanno irruzione bloccando ogni tipo di informazione in uscita. Il capo della polizia viene sollevato dal proprio incarico e costretto ad impartire a tutti i livelli ordini di rientro e di facilitazione delle operazioni in corso condotte dall’Arma dei Carabinieri come parte delle Forze Armate. La stessa strategia disinnesca la Guardia di Finanza.

Ovunque vertici militari e ufficiali di alto rango non allineati vengono prelevati dalle loro abitazioni e arrestati. In qualche via residenziali, in qualche quartiere alto borghese, sgommate e porte sbattute, qualcuno tenta di asserragliarsi in camera da letto e caricare la pistola d’ordinanza per difendersi, qualcuno si da alla fuga in giardino cercando di utilizzare il cellulare. Viene freddato con una pistola taser ad altissimo voltaggio o con proiettili di gomma anti-sommossa, talvolta letali. Tutto sta andando come previsto, i corpi d’élite di ogni Arma sono coinvolti ai massimi livelli, ovunque si scovano lealisti che in attesa di essere inquadrati sono disposti a deporre le armi per lasciare che il colpo di stato si evolva.

Ecco, facciamo conto che questo domani accada; facciamo conto che gli emissari della CIA, che probabilmente comandarono al principe Junio Valerio Borghese e agli altri cospiratori che lo accompagnavano di interrompere immediatamente il golpe del 7 dicembre 1970, questa volta tacessero, limitandosi a ripulire le loro ambasciata da intercettazioni e cablaggi. Facciamo conto che nel nostro secolo, nella nostra cella geopolitica, ci fosse ancora spazio per colpi di testa simili che non siano delle farse ben concepite. Facciamo conto che qualche agenzia d’informazione internazionale riuscisse a diffondere la notizia del golpe in tempo reale, come ieri notte, e che qualche ministro, magari quello degli interni A.A. invitasse il popolo a scendere in piazza per contrastare i ‘golpisti’: quanti di voi scenderebbero, quanti no, quanti direbbero dopo un sospiro di commossa esaltazione “Era ora” ?

di Davide Bartoccini

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La forza del nostro amore per la terra distrugga il Jihad

La forza di mille uomini siede a gambe incrociate sull’asfalto, non saprebbe cosa farsene di vergini in paradiso, non saprebbe cosa farsene di guerre sante o di preghiere; ha solo bisogno di un ultimo bacio, di un ultimo abbraccio.. di credere in un dolce arrivederci, e di sopravvivere alla domanda della quale nessuno in terra conosce la risposta: “perché“. La forza di mille uomini siede a gambe incrociate sull’asfalto; che l’intero Jihad la osservi in ossequioso silenzio, la sola forza di un uomo che ne vale mille dei loro.

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Alongi: l’eroe contemporaneo che sbeffeggia gli alienati dalla realtà

Andrea Alongi è un eroe contemporaneo, un concentrato di purezza e raccapricciante realtà di provincia che si staglia contro gli inutili tecnicismi e la concezione astrale di questa società raggirata dal professionismo. L’Alongi è un grido di verità imperturbabile e allo stesso tempo scanzonata; che di fronte alle fanfare dei giornali che suonano la morte terribile di Emmanuel Chtidi Nnamdi facendone caso di Stato, irrompe nelle istituzioni tirando giù il velo della miseria che copre gli abusi di potere perpetrati all’ordine del giorno dai nostri ‘tutori’. Alongi è la rappresentazione mistica e pop della semplicità del popolo resa incomprensibile dagli inutili ‘paroloni’ che vogliono sostituire la fuffa alla sostanza per fare teatro. Voi vedete troppi film americani – “5 euro due canne” è la cifra per capire l’Italia che si aliena nella provincia allo stato brado tra parchetti e tv.. 5 anni di magistrale più due di tirocinio mantenuti dal papi e un concorso pubblico truccato per guidare una Mazda con scritto Municipale a 1.200 al mese pagati dal contribuente sono la sconfitta dell’Italia. La velleità di chi pensa di poter trovare la soluzione senza aver letto il testo del problema.

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Alogni

AltaRoma a luglio è cattiveria

Comunque è proprio una cattiveria scegliere una settimana di metà luglio con 38 gradi di minima per fare AltaRoma..Cioè nessuno pensa a tutti quei poveri bisessuali improvvisati dello IED che per imitare i pavoni del Pitti con i loro 100% poliestere di Zara schiumeranno come le foci del Tevere? Nussuno pensa a quelle file di prosecco Asti Cinzano versato nei fluite di plastica.. Che sara’ caldo ancora prima di capire il nome della marca dell’ennesimo stilista emergente che ha plagiato il nome di un paralume di IKEA? Nessuno pensa alle ascelle affaticate di tutte quelle povere sarte costrette a cucire cartapesta manco fosse una recita scolastica? Nessuno pensa a tutti quei poveri amici costretti a participare a tutti quei grandi successi autorefereziati? Insomma, nessuno pensa? Siete dei MOSTRI insensibili. Questo siete.

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J’Accuse la discriminazione sociale dei pariolini a Ponza

Eppur mi pare di notare che l’Ordinanza n.5948: la disposizione sul comportamento da mantenere sull’isola di ‪#Ponza‬ con i ‘cosiddetti ‪pariolini‬’, sia, benché in accordo con le vigenti leggi, una discriminazione sociale di chiara e ridicola portata. Un’imbarazzante e patetica esternazione di quel trattamento impari che qualche giornalista ben pensante, se coerente con le sentenze che è solito sputare, potrebbe arrivare addirittura ad associare ai giorni grigi della storia, scomodando ‘apartheid’ e leggi ‘razziali’. Sarebbe quasi da portare il patetico fogliaccio all’Aja, ma non per il senso, in parte anche giusto.. per il testo: concepito prorpio per discriminare. Sarebbe da leggere ad alta voce, in piedi sul muretto dinnanzi al Tripoli ‘bel suol d’amor’, che ” È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata su (…) l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, (..) o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura “. Ma queste cose si scomodano solo per parlare di Rom e omosessuali. Queste cose sono ridicole anche solo da pensare se associate ai Pariolini, che se ne fregano.. e ancora una volta in cuor loro pensano ‪#‎MoltiNemiciMoltoOnore‬

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Bud Spencer, il mito americano antiamericanista

E’ stato un risveglio triste oggi quello senza Carlo Pedersoli alias Bud Spencer, dipartito all’età di 86 anni per insegnare ‘a mangiare fagioli agli angeli’, come molti hanno scherzato a dire, ma forse più che altro dipartito per insegnare che la bontà d’animo e l’indomabile volontà di difendere i più deboli, nonostante la svalutazione che questi tempi corrotti vorrebbero farne, rimangono ancora le più affascinanti delle virtù.

A leggere i coccodrilli unanimi di giornali e fans, l’ideale del grande uomo che arriva quando ci sono guai da risolvere e si immola con l’idealtipica banda di smargiassi che si approfitta del numero per sottomettere i più deboli, è forse la qualità che tutti noi abbiamo sempre adorato nel gigante buone che calzava un 47 di piede e superava i 150 chilogrammi. Per quel pubblico nazionalpopolare che pensava “..e mo ve la fa vedere lui vela fa vedere..” è stata forse una delle più grandi liberazione e delle più sincere rappresentazioni di rivalsa. Un antitesi della rappresentazione fantozziana con il quale si alternava delle prime serate d’estate. Rappresentante emerito del perenne desiderio che uomini simili esistessero veramente, e si manifestassero, a scuola negli angoli bui, al lavoro con i capi prepotenti, tra le autorità, nella vita vera. Speranza che qualche super uomo incorruttibile mettesse fine alle ingiustizie come sul piccolo schermo con quell’antenna ancora da allungar e regolare. Io come mio nonno, e mio padre tra noi, abbiamo ammirato il grande Bud dare sganassoni ai cattivi che volavano come piatti nei nostri ‘televisori grandi’ da salotto. Tre generazioni di affezionati fans, tre generazione di devoti estimatori della giustizia. La storia fuori dalla finestra passava, e noi sempre lì, di replica in replica. ” Nonno.. mi senti? stasera fanno un film con Bud Spencer sul 4″ – “Sono già sulla poltrona.. Mo gliela fa vedere Bud.” Gliela fa vendere ai cartelli della malavita, gliela fa vedere ai prevaricatori con i loro scagnozzi, gliela fa vedere a quei prepotenti di americani. Una strana contraddizione, quel Bud Spencer. Nome d’arte americano, campione tutto italiano. Non sarà un caso infatti, che i film più apprezzati dal pubblico italiano al di fuori del filone ispirato allo Spaghetti Western, sono forse stati ‘Bomber’ e ‘Lo chiamavano Bulldezer’ di Michele Lupo.. Mito americano antimericanista, quando contro quello smargiasso del sergente maggiore Rosco Dunn, fantastico personaggio interpretato dal sud africano Kallie Knoetze. Quando in pieno atlantismo l’Italia era costellata di basi americane, con il loro soldati e la loro potenza oltreoceanica, con le loro bombe nucleari, e i loro caccia nei nostri cieli facevano un po’ come gli pareva (perché ieri lo sapete.. era il 27 giugno). Lui, a difesa del classico gruppo di italiani allo sbaraglio, prendeva in mano la situazione e lo metteva sempre al posto suo, Rosco Dunn, e tutti suoi. Una volta sul campo da Football, una volta sul ring – Che libidine, che doppia libidine -. E’ forse una delle più grandi contraddizioni di Bud Spencer: il mito americano antiamericanista. Lo specchio dell’Italia che forse lo ha tanto adorato proprio perché era come lui, un paese combattuto..cresciuto tra il mito americano e le sue isoovertibili consuetudini ” Tu vuò fa l’ americano mmericano! mmericano! ma si nato in Italy! ” cantava Carosone, partenopeo come Pedersoli, di soli 9 anni più giovane.

Tu vuò fa l’americano.. per tre generazioni. Tu può fa l’americano Bud, ma scoprire quanto sei Carlo per molti oggi è una bella sorpresa.Tutti sul divano di casa, abbracciati al ricordo di chi non c’è più, a vedere l’ultimo grande eroe nazional popolare italiano.

di Davide Bartoccini

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‘My Democracy is better than yours’: quando casca l’asino della democrazia

Da fanatico della teoria del suffragio per QI, uno dei tanti motivi per il quale vengo etichettato come un classista, antidemocratico politicamente scorretto, provo un certo diletto nell’ascoltare in questi giorni l’eco monotono e saccente di tutta l’intellighenzia riunitasi per l’occasione, che, tra editoriali e comparsate televisive, s’indigna per la scelta del popolo britannico che nel pieno delle sue facoltà ha deciso di porre la sua x sull’out dando ragione alla tanto vituperata Brexit. Ovunque l’intellighente si staglia nella propria impotenza, e invece di donarci una lezione sulla democrazia, ci dona l’occasione per farne esercizio, osservando questo questo dissenso diffuso e mettendolo dinnanzi alla realtà. Tutta questa faccenda si potrebbe riassumere senza grandi paroloni in un assunto abbastanza peculiare: “La Democrazia non vale quando il popolo fa la scelta che non ci piace”. Un pensiero semplice, ma un tantino incoerente da ascoltare, soprattutto se chi lo enuncia di solito si professa un cultore del principio di uguaglianza. Lì dove dovrebbe iniziare la loro lezioncina di democrazia, casca l’asino, e incomincia il nostro esercizio.

Aprendo un qualsiasi vocabolario, questo nostro sconosciuto, e sfogliandone le pagine impolverate, se si cerca la parola ‘Democrazia‘, il saggio onnisciente librone tirerà fuori ciò che segue: dal greco . δημοκρατία, comp. di δῆμος «popolo» e -κρατία «-crazia», forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici. Or dunque se il popolo della perfida Albione è stato chiamato a votare a referendum consultivo ed ha esercitato tale sovranità perché scomporsi tanto e iniziare a ragliare come muli? Sputando sentenze e teorie economico-catastrofiche, srotolando viscide lingue pro-europeiste a comando, e nascondendo, tra le frotte di righe stracolme di belle parole, un inconfessabile e diffuso desiderio di Oligarchia mai svelato prima.

Gaffès ed esempi infelici come al solito si sono sprecati un po’ ovunque. Il culmine è stato forse raggiunto dallo scrittore Roberto Saviano, ormai innalzato ad onnipresente e onnisciente commentatore fondamentale di qualsiasi avvenimento manifestatosi nell’Universo – tra un po’ commenterà anche la Serie A, il curling alle Olimpiadi e magari lo sostituiranno a Fedez come giudice di X Factor – il famigerato scrittore sotto scorta non ha mancato l’occasione per tirare in causa l’ormai consumato e sempre attuale Nazi-Fascismo. Forse ignorando, tra le altre, la situazione socio-politico-economica della Germania della Repubblica di Weimar e quella dell’Italia del dopoguerra ha lamentato:

“Me lo ricordo il popolo, nel 1938, acclamare Hilter e Mussolini affacciati dal balcone di Piazza Venezia a Roma.. e le dichiarazioni di guerra e..”

Capacita di contesualizzazione? Insufficiente. Capacità di sparare a caso la frase più d’effetto? Ottima. Ma a noi serve soltanto per intavolare dibattito sulla democrazia più democratica. Pare un gioco di parole, ma in realtà è solo un esercizio di analisi dell’ipocrisia. Forse che la nostra democrazia è stata più democratica nel votare la Repubblica nel referendum istituzionale del 1948 rispetto a quella che spinse i tedeschi a votare per ben il 37,4% il Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei di Hitler nel 1932? Forse che la democrazia che potrebbe portare alla presidenza degli Stati Uniti un pallone gonfiato come Donald Trump sarà meno democratica di quella che avrebbe potuto portare il democratico progressista Bernie Sander (ormai fuori dai giochi)? Forse che la democrazia possa essere considerata valida e tale solo quando elegge o rappresenta qualche idea impregnata di progressismo figlio della modernità illuminata e autoreferenziale?

Ecco come in bocca ai fanatici delle democrazia l’out della Gran Bretagna viene dipinto come un gesto incosciente e populista, sfacelo avvenuto per colpa di una massa di vecchi ignoranti che invece di vivere dei ricordi dell’Impero, farebbero meglio a restare a tosare le pecore piuttosto che votare cose che non conoscono. Ecco come l’eventuale elezione di un Trump diventa un inammissibile rigurgito xenofobo e razzista proveniente dalla più remota e analfabeta pancia pelosa del Sud. Ecco come chi esercita il proprio voto slegato dai dogmi di quei ristretti circoli eletti dell’intellighenzia saccente e prevaricatrice, diventa un pericolo per gli interessi generalizzati del progresso, che in barba alla reale percezione che il popolo ne ha va sempre osannato pubblicamente. Il popolo che non concorda, forse perché privo di certe ebbrezze intellettuali, sostituite dalle perpetua e inestirpabile delusione provocata dall’impatto con la vita reale, va privato del suo diritto. Prima venga istruito, illuminato e omologato a Noi, poi forse gli venga restituito quel diritto di voto, quello scherzo, quel gioco di società che abbiamo messo su, insomma quella Democrazia là. Altrimenti venga chiamato a votare solo quando è strettamente necessario, sulle cose meno fondamentali, sulle cose che inutili: tipo le trivelle, o il nucleare, o la stepchild, così il popolino manifesta le proprie idee, sì, ma senza gravi conseguenze. Insomma, sulle cose serie decida solo chi può, solo chi sa. Si manifesti dunque un oligarchia silenziosa all’ombra dell’imitazione della democrazia. Tanti lo stanno professando questo giorni: “Infondo non si può permettere al popolo di governarsi, è un rischio. Il loro voto non può valere come il nostro. Si rischia di incappare negli errori del passato, o peggio ancora, si rischia di sfociare nell’anarchia.”

Ebbene, ciò che sceglie il popolo sia la scelta del popolo, qualsiasi cosa comporti, anche la guerra. Poiché esso è sovrano.

Del resto credo che addirittura anarchia e repressione siano di gran lunga più utili della finta democrazia: esse almeno generano consapevolezza.

di Davide Bartoccini

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La morte degli anni ’90 di un pomeriggio di mezza estate

In un pomeriggio di caldo afoso come questo mi tornano in mente le Magnum poggiate sul bordo della piscina del Big Gym al Foro Italico. Con la maglietta della Pickwick nera e grigia piegata sopra, nella speranza che nessuno le vedesse e se le inculasse, mentre tu, dopo aver strappato quel: “Si, puoi rimanere a Roma da solo” a tua madre – insensato e anelato traguardo di libertà – ti sentivi più figo a fare il pediluvio insieme ad altre 300 persone, invece che stando al mare o in viaggio.. Ben lieto di aver aver scansato la tua infanzia ti crogiolavi a mezz’acqua, nell’urina condivisa in quella piscina con l’acqua alta 50 cm per una lunghezza di 100 mt. dove pensavi ci fosse tutta Roma. Disgusto e nostalgia. Come al solito. Certo come so cambiati i tempi.. Forse la fine della moda degli Acquaparchi è stata la morte degli anni ’90: piscine con le onde finte, Sundek con l’arcobaleno sul culo e Chupa-Chups alla Cocacola.. Forse i limiti dell’educazione della famiglia apprensiva e dell’assenza di Ryanair erano necessari per crescere un po’ alla volta e tenersi questi disgustosi teneri ricordi. Forse non c’entra un cazzo a dire il vero.. ma mi sto annoiando, quindi la penso così.

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